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8月31日 Qui non è HollywoodLei è bellissima, ovviamente. ovviamente perchè altrimenti il racconto perderebbe interesse e magari non verrebbe scritto.
Ma anche perchè è la prima cosa che colpisce quando la si incontra. una bellezza di occhi, di sguardo, di lineamenti. dolcezza diffusa, delicatezza dei tratti... e sorriso. fondamentale, il sorriso, perchè tradisce l'anima, la scopre, la fa venire fuori.
E' sola, come lui, viaggia per l'Irlanda del Nord, come lui. E cominciano a parlare. E scoprono che il loro itinerario è più o meno lo stesso, che alloggiano in ostelli non molto distanti tra loro qui a Belfast e che l'indomani partiranno entrambi per la costa.
C'è feeling, si scoprono amanti della birra irlandese, più amarognola, meno gassata; lei preferisce la kilkenny, lui la Guinness. Si scoprono amanti della musica rock, lui adora gli U2, lei Jeff Buckley e viaggiano entrambi alla ricerca di qualcosa, indefinita, ma tale da render necessario mollare amici e amanti (ma se ne hanno, in definitiva?...) per condividerla principalmente con se stessi.
La serata fila via liscia tra le pinte, la musica, il barman dal vocione grosso ("two-fortyfive, please!... thankyou sir..."), le comitive di turisti alla ricerca del posto cool ("anvedi, se sona dar vivo qua..."), i belfastesi che riversano nell'aria non più fumosa del pub le loro risate sonore fatte da bocche impastate da birra e shots di vodka o wisky...
i loro sguardi, anche con l'aiuto dell'alcol, si addolciscono, passano dal piglio di curiosità iniziale (quando schizzano dagli occhi alle labbra al naso, ai capelli al corpo e poi di nuovo agli occhi, sempre vispi) alla sensazione di abbandono (quando ci si guarda solo negli occhi con dolcezza mentre ci si ascolta)
A lui non pare vero, gli sembra di essere il protagonista di un racconto, di vivere una scena di un film, quelle in cui i registi, applicando una sintassi cinematografica da manuale, riassumono quel paio d'ore in 3-4 minuti di scena con tagli, inquadrature delle facce, dei sorrisi, degli sguardi, primi piani e figure intere, carrellate laterali, con colonna sonora accattivante, romantica, emozionante, tipo un pezzo di Damien Rice...
...ma nei film, come nei racconti, queste cose non succedono mai dopo che ci si è fatti una scorpacciata di onion rings!!!
8月19日 Standing on the shoulder of GiantsWhite Park Bay - 4 Agosto 2007
Oggi ho osato.
Ho buttato all'aria un cumulo di inutili remore ("non sono attrezzato", "non ho mappe", "potrebbe piovere"...)
ho buttato all'aria una serata trascorsa a fare i conti con astrusi orari di autobus e terminata con una tabella di marcia che sembrava uscita fuori dagli alambicchi di un alchimista. L'ho fatto e ce l'ho fatta. Mattina uggiosa, pioggerella, nuvole, vento e mare mosso.
Incoscientemente mi butto, scendo ala baia, mi dirigo verso il costone scoglioso che costeggia una pescheria, mi dico che si può fare, se mi azzecco alla parete l'acqua non la becco; procedo a tratti, in attesa di onde meno forti; mi fermo aspetto la risacca, vado avanti; e così via, percorro un centinaio di metri, ma il giro della roccia è ancora più in la. Poi quell'onda, che sembrava meno forte, che ti saresti aspettato arrendevole di fronte a tutti i ciottoli che avevo davanti... ma non era poi così arrendevole, quell'onda, e forse non erano poi così grandi quei ciottoli... è attimo, l'attimo esatto in cui ti rendi conto di aver sbagliato i conti, e senti il fresco tra l'alluce e l'indice del piede, sotto il malleolo, poi sopra il polpaccio. e la giornata è uggiosa, e il sole non esiste, e il vento freddo è umido e non sarà diverso fino al crepuscolo e porca l'oca mo come cazzo faccio... ### cerco un itinerario alternativo, mi avvio verso la strada, ripassando peraltro davanti all'ostello, ma non entro, non avrebbe senso, non ho scarpe di ricambio e poi ho deciso, ce la devo fare! Proseguo alla ricerca di un altro varco verso il sentiero che passa sopra le highlands; sono alla fermata dell'autobus, resisto alla tentazione di aspettare, mi fermo per strizzare la suoletta delle scarpe, almeno non farò quel fastidioso sciaf-sciaf mentre cammino! percorro 3 o 4 km sul ciglio della strada, arrivo al Dunseverick Castle, di lì si accede nuovamente al sentiero: prima vittoria, e se non altro non sta più piovendo. Sul sentiero sono praticamente solo: ci sono 2 tedeschi, ma abbiamo passi diversi e ci fermiamo ogni tanto per fare foto, quindi ci si perde di vista.
A sinistra uno steccato e pascoli; sotto i piedi erba scivolosa; a destra il vuoto, uno sprofondo, poi il mare, impetuoso, che si scaglia contro le rocce. Cammino, negli occhi l'orizzonte del mare, nelle orecchie il fischio del vento, il rumore delle onde e la musica di Einaudi (e si, certi crescendi sembrano fatti apposta per certi scenari)...
non mi sembra vero, ogni giro lungo il perimetro frastagliato della costa scopre una visuale ancora più emozionante; rimango senza fiato, ho le lacrime agli occhi, ma non è solo il vento e il cuore sembra voler esplodere, ma non è solo affanno. ### ci sono, ecco la meta. ma non mi importa più di tanto, ormai. sono troppo felice. felice di aver cammintao, di aver percorso i sentieri, di aver sfidato il tempo e la mia inerzia, di aver osato. ciò che ho visto e provato nelle precedenti 4 ore di cammino è molto di più. mi siedo, sorrido, guardo la gente che arriva a frotte con le navette e si affanna a salire e scendere su questi singolari cumuli di pietre esagonali, non sento manco il dolore delle vesciche ai piedi che ho rimediato nel frattempo. E' il posto dove non ero potuto andare 8 anni fa. Mi era rimasto sul groppone, era un mini tarlo che avevo nel fondo del cervello. Ora ci sono arrivato, ma non ha più importanza di altri posti che ho visto in questo viaggio: la cosa più importante l'ho appena fatta.
### comincio a interrogarmi sullo stranissimo fenomeno geologico sul quale son seduto. il lettore mp3, come se sapesse cosa mi accade intorno, ha smesso di suonare Einaudi ed è passato a Jeff Buckley: Eternal Life is now on my trail... *** Secondo me gli alieni, gli stessi che hanno fatto le piramidi in egitto e tracciato le piste di atterraggio sulle linee di Nazca, prima di andarsene sono passati per l'irlanda del nord e e hanno scaricato i pezzi della loro dama, perchè ormai avevano scoperto anche loro che a dama, come al tris, non si vince mai... |
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